“FAHRENHEIT 451” di RAY BRADBURY

VOTO: 7

TRAMA: “In un’allucinante società del futuro si cercano, per bruciarli, gli ultimi libri scampati a una distruzione sistematica e conservati illegalmente. Il romanzo più conosciuto del celebre scrittore americano di fantascienza.”

LA MIA RECENSIONE FLASH: scritto nel 1953 da Ray Bradbury “Fahrenheit 451” è un romanzo di fantascienza ambientato in una società di un futuro indefinito, dove possedere libri o qualsiasi pezzo di carta viene considerato reato. A punire i ribelli ci pensano gli “incendiari”, militi che somigliano a pompieri, ma che, invece di domare gli incendi, li appiccano volontariamente per eliminare qualsiasi traccia di scrittura e letteratura. I libri, infatti, vengono visti come una grandissima minaccia alla pace, alla tranquillità e alla serenità della popolazione stessa: “Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza” Le parole vengo ritenute pericolose più delle armi e le idee che queste instillano nella gente li rendono più curiosi, più creativi e meno recettivi ai comandi impartiti dal potere. Il mezzo, invece, utilizzato dal governo per definire le regole sociali, per definire quello che si deve fare e quello che non si deve fare è la televisione; “Il televisore è “reale”, è immediato, ha dimensioni. Vi dice lui quello che dovete pensare, e ve lo dice con voce di tuono. Deve avere ragione, vi dite: sembra talmente che l’abbia!” Mezzo totalmente asettico e impersonale la televisione dà delle risposte istantanee, edulcorate e accuratamente selezionate, non stimola invece l’intelligenza, la creatività, la scoperta del nuovo o del diverso. I libri danno degli spunti, delle tracce per far nascere una riflessione, una domanda o per dare una risposta pensata e sudata. Proprio per questo a Guy Montag è stato insegnato che la carta deve essere bruciata e temuta, come se quel leggero pezzo di parole fosse la rovina del declino lento ed inesorabile dell’umanità, come se fosse un vaso di Pandora da richiudere in fretta. Il protagonista però non ci sta, non riesce ad adagiarsi davanti a questa finta felicità, a questa serenità comandata e voluta dall’alto: “Non voleva sapere, per esempio, come una cosa fosse fatta, ma perché la si facesse. Cosa che può essere imbarazzante. Ci si domanda il perché di tante cose, ma guai a continuare: si rischia di condannarsi all’infelicità permanente.” E allora, guardando la moglie-automa, i suoi superficiali colleghi, si ribella e inizia la sua rinascita. Proprio dal momento in cui decise di non bruciare un libro che doveva essere eliminato e leggerne un trafiletto inizia il suo traumatico risveglio, la sua inevitabile rinascita e il suo destino da ribelle.

Nonostante sia un libro di fantascienza, del genere distopico, sicuramente concede molti più spunti di riflessione di quanto si creda; il tema, infatti, nonostante l’avesse affrontato verso la metà del ‘900, è senza dubbio molto attuale e leggendolo ai giorni nostri si coglie un livello del romanzo non puramente narrativo, ma più saggistico e sociologico. Ci fa riflettere sul nostro rapporto con la televisione, grande mezzo di telecomunicazione con pregi, ma altrettanti difetti; soprattutto mette in evidenza il nostro rapporto con i libri, sempre più traditi per una comunicazione più immediata e asettica portata avanti da quella scatola quadrata nei nostri salotti o anche da internet. Siamo proprio sicuri che quella raccontata da Bradbury sia totale fantascienza e fervida immaginazione o invece sia sempre più specchio di una realtà che sta andando lentamente verso lo scatafascio? Non sono forse questi infiniti programmi di attualità e di sterili polemiche, questi reality al limite dell’orrido e questa informazione sfalsata a rovinarci e “cancrenizzare” il nostro cervello?

LA MIA FRASE PREFERITA: “Noi non siamo che copertine di libri, il cui solo significato è proteggerli dalla polvere.”

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