“Il bar sotto il mare” di Stefano Benni

VOTO: 8

TRAMA: “Sompazzo, il paese più bugiardo del mondo – Gaspard Ouralphe, il più grande cuoco della Francia – Il verme mangiaparole e l’increbile storia del capitano Charlemont – La disfida di Salsiccia – Il dittatore pentito – Kraputnyk, il marziano innamorato – Priscilla Mapple e il delitto della II C – Il folletto delle brutte figure, il diavolo geloso e la chitarra magica – La storia di Pronto Soccorso e Beauty Case – Il mistero di Oleron e l’Autogrill della morte – Californian crawl – Il ponosabato del cinema Splendor – I capricci del dio Amikinont’amanonamikit’ama – Arturo Perplesso Davanti alla Casa Abbandonata sul Mare – Il racconto più breve del mono, la fatale Nastassia e la grande Traversata di Vecchietti. Tutto può accadere nel bar sotto il mare. Un bar in cui tutti vorremmo capitare, una notte, per ascoltare i racconti del barista, dell’uomo col cappello, dell’uomo con la gardenia, della sirena, del marinaio, dell’uomo invisibile, della vamp e degli altri misteriosi avventori.”

LA MIA RECENSIONE: Immaginate di star passeggiando tranquilli in riva al mare, magari vagando con la mente in luoghi e tempi lontani, quando vi accorgete di un signore sulla sessantina all’incirca con una gardenia all’occhiello piano piano calarsi in mare con passo sicuro. Sicuramente penserete: si sta suicidando. E sicuramente, se siete anche un poco di buon cuore, vi accingerete a raggiungerlo per cercare di fermarlo, per farlo desistere dal suo fatale intento. Allora vi immergete anche voi, non vedendo altra scelta oramai. E ora immaginate che quel tranquillo vecchietto piano piano si stia dirigendo sott’acqua verso un’insegna luminosa con scritto “BAR”. Voi cosa fareste? Se siete curiosi e temerari proverete ad entrare per cercare di scoprire l’arcano. E proprio lì scoprirete una sorta di pub sottomarino abitato da ventitré strani e disparati avventori, proprio identici a quelli della copertina del romanzo. Il barista di quello strano bar vi invita ad entrare, a mettervi comodo e ascoltare le storie dei personaggi lì presenti, ad una sola condizione però: alla fine dovrete anche voi raccontarne una. E’ così che ha inizio “Il bar sotto il mare” di Stefano Benni: una metastoria, creata dalla fantasia di ciascun personaggio, tramite la quale l’autore fa risaltare la sua mirabile bravura nella scrittura e rende omaggio a famosi scrittori, a cui spesso si ispira, quali Edgar Allan Poe e Agatha Christie. 

Da questo momento in poi è un susseguirsi di storie di fantasia, l’una diversa dall’altra, con stili e intenti variegati, totalmente scollegati tra di loro, senza la pretesa di legarli ad un filo. All’inizio del libro si trova una sorta di cartina che ci indica visivamente chi racconta che cosa, con la quale possiamo anche farci un’idea delle fisionomie dei cantastorie che vengono poi rispecchiate nel contenuto del racconto e anche nello stile.

Elencare e raccontare i racconti (perdonate il giro di parole) mi sembra solo una perdita di tempo e una forzatura, oltre che inutile. Come è inutile trovare una morale, un senso filologico nelle storie narrate, per quanto, a mio parere, sottilmente ci sia. Il mio consiglio è leggerle così come sono, lasciarsi stupire dalla storia senza cercare un come o un perché. Io stessa, nelle prime pagine, provavo a ricercare un senso in quello che leggevo, ci rimanevo quasi male poi nel non trovarlo (anche confrontandomi con persone che l’avevano già letto), rischiando quasi di perdermi il puro e semplice scopo di queste storie: il divertimento. Benni mi ha fatto sorridere, il più delle volte, ridere in altre: l’ho trovato ironico, irriverente, malizioso, geniale e assurdo. In una parola: perfetto, perfetto nella sua semplicità, senza grandi virtuosismi, senza grandi giri di parole. Benni è un maestro nella scrittura, la manipola agilmente, la plasma e crea ogni volta una creatura diversa (un mirabile esempio è “Il verme disicio”).

Mi permetto però di segnalarvi le storie che mi hanno fatto più sorridere e divertire: “Il più grande cuoco di Francia” , penso sia in assoluto il mio preferito, la figura del diavolo poi è veramente comica e irriverente, “Il marziano innamorato”, “Oleron” chiaro omaggio a Poe, una storia quasi horror (dico quasi per il finale che vi lascerà di stucco), “La chitarra magica” (solo una parola: micidiale) e “Priscilla Mapple e il delitto della II C” narrata in pieno stile Agatha Christie.

Consiglio vivamente questo libro, per distrarsi, per divertirsi anche con un libro (e non solo davanti a programmi dementi in tv), per imparare da un maestro o per leggerlo a voce alta. Questo è senza dubbio un libro che merita una seconda, una terza, una decima rilettura!

LA MIA FRASE PREFERITA: ““Anche il destino a questo punto si domanda se vale la pena di travestirsi da venditore di torroni, far morire i dentisti, far cantare i tonni e tutto solo per divertire questi bambini volubili che si chiamano uomini. Nessuno gli risponde, perché nessuno può dare consigli al destino, né a San Lorenzo né altrove.”

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