“La mia Londra” di Simonetta Agnello Hornby

VOTO: 6.5

TRAMA: “Racconto di racconti e personalissima guida alla città, questo libro è un inno a una Londra che continua a crescere e cambiare: ogni marea del Tamigi porta qualcosa o qualcuno di nuovo per farci pensare e ripensare.”

LA MIA RECENSIONE: Simonetta Agnello Hornby è una siciliana, palermitana, classe 1945, famosa nella letteratura per aver scritto “La Mennulara”, ma trapiantata dagli anni 70 nella capitale inglese. Lì si è stabilita, è diventata avvocato, “sollicitor” per la precisione, ha continuato la sua carriera in un studio di diritto familiare a Brixton (N.B. fu uno dei primi che si dedicò ai casi di violenza nelle famiglie) e lì ha costruito la sua famiglia sposando un inglese.

Questa è la sua personale guida di Londra: è un ibrido, per metà autobiografia e per metà guida turistica. La Hornby ci introduce nel suo mondo, ci fa scoprire tutte le bellezze di una città che a volte viene sottovalutata, soprattutto a paragone con certe città italiane. Tuttavia Londra ha una sua storia e una sua anima, che traspare dai palazzi, dalla conformazione del Tamigi, dagli abitanti stessi, esseri alieni, tipici e “folkloristici”. E questa storia viene raccontata dagli occhi e dalla voce dell’autrice, dalla sua particolare sensibilità vero l’architettura, l’arte e la buona cucina. Ci introduce nel suo piccolo mondo, tra il lavoro e la sua carriera, tra i suoi numerosi hobby e le sue esperienze in questa terra straniera; e lo fa mantenendo un tono di riservatezza; infatti non ha mai menzionato i nomi dei suoi familiari, questo per sottolineare che la protagonista del libro non è lei stessa, ma Londra, la sua città.

Da questa guida si scoprono non solo luoghi meno turistici e più genuini di Londra, ma si apprende anche qualcosa di più sui comportamenti dei londinesi, sulle loro abitudini, le loro manie, i loro taboo e le loro passioni. Con un occhio “da straniera” la Hornby riesce a descrivere e a delineare il “londinese tipo”: riservato, diplomatico, poco avezzo alla conversazione, ma allo stesso tempo generoso e aperto ad ogni tipo di cultura. Possiamo dire la stessa cosa dell'”italiano tipo”? Io non credo. L’autrice infatti sottolinea con positiva sorpresa che lì a Londra può fare carriera qualsiasi persona di qualsiasi etnia, basta che abbia un cervello. Poi il paragone con il nostro paese lo lascio a voi, cari lettori.

Non mancano ovviamente le critiche verso la stessa città, più verso i suoi abitanti; la Hornby infatti si trasferisce a Londra nel 1970, anni difficili per le donne, a maggior ragione se desiderose di far carriera.

Ogni capitolo, inoltre, è accompagnato da una frase del famoso studioso Samuel Johnson (autore del primo dizionario inglese), molto stimato dall’autrice stessa e filo conduttore di tutto il libro.

Insomma, consiglio questo libro a chi conosce già sommariamente la città e quindi ha già dei punti fissi per orientarsi nelle varie descrizioni o almeno a chi ha in programma di andarci a breve. Per chi invece, come me, non conosce così bene Londra è un po’ difficile stare al passo con l’autrice, soprattutto in alcuni passaggi. Di certo non ci si può aspettare un romanzo, perché non lo è e non pretende nemmeno di esserlo. La scrittura della Hornby infatti, pur essendo lessicalmente perfetta, non è coese né coerente, spesso fa voli pindarici difficili da comprendere o omette informazioni utili per la comprensione. Ma, ripeto, non è un romanzo, è solo una sorta di diario di vita che l’autrice ha riempito con le sue sensazioni e le sue esperienze. E’ una personale gita attraverso Londra, dal 1970 ad oggi.

Ne approfitto per farvi i miei più sinceri auguri di Buon Natale; passatelo con i vostri cari, riempitevi lo stomaco di panettone e leggete, mi raccomando!

Ci vediamo nel 2016 con tanti nuovi e irrealizzabili propositi.

 

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